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San Vito Chietino

la storia

Immagine: Foto Chiesa di Sant'Apollinare

....Nell’XI secolo il litorale conobbe un periodo di decadenza, così come a tutta la costa Adriatica, e venne lasciata in stato di abbandono. Ciò riempì la spiaggia di pietre e detriti portati dal fiume.
In epoca paleocristiana venne eretta, sulla collina dove sorge il borgo, una chiesa in onore di San Vito Martire vissuto nel IV secolo. Il porto di San Vito era molto importante dal punto di vista commerciale, infatti, è stata per lungo tempo motivo di scontro fra le città di Lanciano e Ortona, fino al 1427 quando San Giovanni da Capestrano riportò la pace fra i due paesi.
Il castello, chiamato Castellato e trasformato successivamente in Palazzo Baronale, prese il nome del martire che dava già il nome al paese.
Secondo alcuni documenti, nel 1385, il porto detto di Gualdum e il castello erano proprietà dell’abbazia di San Giovanni in Venere.
Il porto di San Vito fu molto importante e per questo motivo in molti se la contesero. Nel 1641 Ferdinando Caracciolo, duca di Castel di Sangro, riuscì a diventarne feudatario.
Durante il periodo risorgimentale la cittadina si distinse nella lotta contro l’egemonia borbonica, mentre nel periodo dell’unità d’Italia venne razziata dai briganti.
Nel corso della Prima Guerra Mondiale, infine, il porto di San Vito venne bombardata, come attesta una lapide posta sul noto belvedere che si affaccia sul mare.
I personaggi che hanno dato maggiore lustro al paese negli ultimi due secoli sono C. Altobelli, G. Sigismondi e C. Marino della Fazia.
Carlo Altobelli fu un importante avvocato e uomo politico. Nel 1888 si distinse in qualità di consigliere comunale di Napoli, città in cui conseguì la laurea in giurisprudenza nel 1880. Dal 1891 venne nominato deputato al Parlamento del Collegio Avvocati e successivamente, dopo essere tornato in Abruzzo, fu eletto per ben due volte nel collegio di Ortona. Rientrò, infine, a Montecitorio quale deputato di Napoli.
Nel suo lavoro si trovò a contrastare personaggi del calibro di Filippo Masci, Gabriele D’Annunzio e Francesco Tedesco. Quest’ultimo lo costrinse alla resa politica. Dopo la sua morte il paese di San Vito lo onorò con una lapide esposta nella casa natale.
Altro importante personaggio fu Giulio Sigismondi nato a Guardiagrele nel 1893. Poeta e autore di commedie in dialetto e in lingua, oltre che paroliere e musicista. Svolse le funzioni di segretario comunale a Rocca San Giovanni, facendosi poi trasferire nella vicina San Vito dove ricoprì lo stesso incarico per oltre trent’anni. Fu proprio il grazioso paese ad ispirargli molte delle sue opere, ed ancora oggi tutta la popolazione lo ricorda con rispetto e simpatia.
I temi più ricorrenti nei suoi manoscritti furono l’amore, le stagioni, i mestieri artigianali, i lavori agresti, gli usi e i costumi del popolo frenano. Collaborò con noti musicisti della canzone abruzzese e partecipò anche a tutti i concorsi della canzone che si tennero a Lanciano, ad Ortona, a San Vito, a Vasto ed anche fuori regione, a Gardone Riviera (BS), dove vinse il primo premio nella competizione nazionale per canti folcloristici che si tenne nel 1978 in Sicilia, con il brano “’N cim’a la Majella” (musica di De Cecco) accompagnato dal coro Venturini di Tagliacozzo (AQ).
Fra le sue creazioni poetiche e musicali vi sono “Lu fusare ‘nnamurate”, “Lu Cantastorie”, “Lucenacappelle”, “L’arte cchiù prelibate” e tante altre.
Non va dimenticato, inoltre, Carlo Marino della Fazia, noto medico chirurgo, laureatosi a Padova. Dopo gli studi iniziò subito ad esercitare la professione fra la sua gente. Proprio per la generosità e l’umanità con cui svolse il suo lavoro fu stimato e amato da tutto il popolo sanvitese che ancora oggi lo ricorda con particolare affetto. Da tutti veniva chiamato Don Carluccio. Era sempre pronto a recarsi nella casa del malato a qualsiasi ora del giorno, anche in tempo di guerra, senza fare alcuna distinzione di ceto sociale, razza e nazionalità. Oltre alle cure pertinenti la scienza medica Don Carluccio faceva particolare attenzione a dispensare consigli e spesso, anche denaro e generi alimentari alle famiglie più bisognose.
A questo personaggio dai sentimenti così nobili il paese, nel decennale della sua morte, ha voluto ringraziarlo donando alla famiglia la medaglia d’oro e l’intitolazione a suo nome della via dove visse, che da corso Giuseppe Mazzini è ora Corso Marino della Fazia




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