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A Casoli, il venerdì, è il giorno del mercato. Su corso Umberto, il portale rinascimentale della Chiesa di Santa Reparata, distrutta dai bombardamenti del 1943 e ristrutturata dieci anni dopo, quasi non si vede perché coperto dalle bancarelle. Un mercato tradizionale, dove un turista può acquistare i prodotti agro-alimentari del posto, e che catalizza, fino alle 13,30, la vita del paese. Qui c’è la Casoli moderna che ospita i negozi, la banca, il cinema-teatro e la scuola. Ed è da qui che inizia il viaggio nei luoghi della Brigata Maiella: un percorso panoramico, lento, che attraversa vari paesi e che conviene dividere in due giorni. La piazza centrale di Casoli, dove fermano gli autobus, è intitolata alla Brigata Maiella. Vi affaccia l’ex palazzo scolastico dove, in uno stanzone, non appena si sparse la notizia che il comando inglese guidato dal maggiore Lionel Wigram aveva accettato la collaborazione della formazione partigiana di Ettore Troilo, affluirono i volontari che si arruolarono per liberare le proprie terre. Era il 5 dicembre del 1943: da Casoli iniziava il glorioso cammino della Brigata Maiella, l’unica formazione partigiana decorata con la medaglia d’oro al valor militare. Nel percorso che porta a visitare i luoghi della Brigata Maiella, la targa della piazza di Casoli è la prima memoria tangibile della formazione partigiana che le valli del Sangro e dell’Aventino offrono al visitatore. Un’altra testimonianza è scritta invece nella storia del paese che domina la valle dell’Aventino e in quella del suo gioiello più prezioso: il castello di Casoli. Una volta era lì, nel borgo vecchio stretto alle sue mura, che scorreva la vita del paese. Oggi, i dintorni del castello sono una piacevole passeggiata tra le stradine e i piccoli vicoli, tra le case in pietra. Il castello, di origine medievale, venne acquistato alla fine dell’Ottocento da Pasquale Masciantonio, amico di Gabriele D’Annunzio che vi soggiornò più volte. I giovani lo sanno e lo raccontano, ma capita di incontrare un signore più anziano che al castello associa il ricordo di una notte d’inverno quando in quelle stanze nacque la Brigata Maiella. Il fondatore e comandante era Ettore Troilo, avvocato socialista ed ex segretario di Giacomo Matteotti. A lui, si unì un plotone di uomini provenienti da Gessopalena e guidati da Domenico Troilo, ex ufficiale della Regia Aeronautica, che diventerà vice-comandante della formazione. La montagna sacra degli abruzzesi domina il territorio solcato dal fiume Aventino. Il paesaggio è spettacolare e, sulla destra, guardando verso il basso, si incontra il lago Sant’Angelo (comunemente chiamato lago di Casoli), incastonato tra la mole della Maiella e il bosco di lecci, la Lecceta di Casoli che, dopo poco, cede il posto al colore del gesso. Domenico Troilo era nato lì, a Gessopalena, nel 1922. Aveva visto il suo paese distrutto dai nazisti e aveva assistito alla morte della madre. Dirà in seguito: «Volevo combattere non per cambiare il mondo ma per vivere in pace». Arrivati nel paese, colpiscono gli aerei massi di calcare e gli affioramenti di gesso. Il borgo antico è disabitato, ma l’itinerario sui luoghi della Brigata Maiella si costruisce anche con un incontro casuale, con due chiacchiere con il barista che rintraccia una guida della Cooperativa Aventino Verde (tel. 0872.988006, aperta solo l’estate). L’antico centro medievale è avvolto dal silenzio. Qui, a due passi dal Museo del gesso, c’è l’edificio in pietra della Fondazione della Brigata Maiella (0872-4219109) e, accanto, una grata che simboleggia la prigione mentre un panno bianco, l’evasione. Per i tornanti, procedendo verso Torricella Peligna, dove nacque Ettore Troilo nel 1898, si incontrano ciclisti in gara. La casa del comandante, ricordato nel nome della piazza del paese, è circondata da alberi e, davanti, c’è una bella pineta con percorsi, giochi per bambini e un monumento ai caduti. Il paese, posto su un colle tra le valli dei fiumi Aventino e Sangro, è anche famoso per aver dato i natali al padre dello scrittore John Fante, al nonno di Vincenzo Bellini e a Silvio D’Amico, fondatore dell’Accademia italiana di arte drammatica. La temperatura inizia a scendere, all’interno dei boschi il sole stenta a filtrare e, lasciata Torricella Peligna, si procede, superando Colledimacine, verso il luogo più emozionante della formazione partigiana. Si scende così a Taranta Peligna, conosciuta per le sue coperte in lana, la facciata della Chiesa di San Nicola e il portale della cinquecentesca Chiesa di San Biagio, il protettore dei lanaioli. Ma è soprattutto il paesaggio circostante a impressionare, le sorgenti Acque Vive nella stretta valle e la Grotta del Cavallone sospesa a mezza altezza sul fianco sinistro del vallone di Taranta. La grotta mostra la sua straordinaria bellezza attraverso uno spettacolo di stalattiti, stalagmiti e cavità i cui nomi si ispirano ai personaggi della “Figlia di Jorio” di D’Annunzio, ambientata qui per tutto il secondo atto. Accanto al Santuario della Madonna della Valle, si apre la strada che porta alla Grotta del Cavallone dove, nei pressi di una galleria, c’è il sentiero che conduce al Sacrario della Brigata Maiella. Come un film, il breve tragitto racconta le conquiste della formazione partigiana: Monte Mauro, Brisighella, Monte Castellaccio e le altre. E al Sacrario, che contiene le ossa di alcuni partigiani caduti durante la guerra di liberazione, la vista si apre a strapiombo sulla valle. Poi, superata Palena, la strada tortuosa, in mezzo al bosco fitto di Val di Terra, porta al bivio per Gamberale, e a deviare per uno dei paesi più belli di questa zona: Pizzoferrato, dove, su una rupe rocciosa svetta la Chiesa di Santa Maria del Girone. Dopo solo due mesi di azione, il maggiore Wigram spinse i partigiani abruzzesi a un’impresa troppo ardita: espugnare la roccaforte di Pizzoferrato, a 1250 metri di altezza. Ed è qui che nella notte tra il 3 e il 4 febbraio, si consumò la più sanguinosa battaglia della storia della Maiella, in cui morì lo stesso maggiore, ora sepolto nel cimitero di guerra canadese di Ortona. Nella chiesa sulla rupe, ci sono ancora i buchi delle pallottole sul muro mentre il crocifisso, come è scritto, fu miracolosamente salvato dalla furia nemica. Dopo aver liberato buona parte dell’Abruzzo, la Brigata Maiella continuerà il suo cammino entrando, il 21 aprile del 1945, a Bologna.
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