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Lama dei Peligni, situato nel versante orientale della Majella e all’interno del Parco Nazionale, (m 669, ab. 1478) il nome deriva dal termine pre-latino “lamatura” che significa terreno dove l’acqua ristagna; l’aggiunta “dei Peligni” è successiva ritenendo che il popolo dei Peligni si fosse spinto fino all’Aventino.
La sezione archeologica “Francesco Verlengia” dedicata all’illustre studioso lamese, si sviluppa secondo un percorso a ritroso nel tempo dal Medioevo alla preistoria illustrando, attraverso moderni criteri di didattica museale ed espositiva, l’integrazione e l’evoluzione culturale delle comunità umane con l’ambiente della Majella orientale. Attentamente curata, nella sezione naturalistica, è l’operazione di reintroduzione del camoscio d’Abruzzo sulla Majella. Localizzata a monte dell’abitato, l’Area faunistica del Camoscio d’Abruzzo permette di osservare un gruppo di questi animali in condizioni seminaturali. Di recente allestimento, il Museo sull’Origine e sull’Evoluzione dell’Agricoltura in Abruzzo, con annesso Villaggio Neolitico, si prefigge di documentare l’uso e la conoscenza dei vegetali nella medicina popolare, nell’alimentazione umana e nell’industria laniera nonché la continuità storica di tecniche costruttive ed oggetti fabbricati ed utilizzati da millenni. Ben visibile dall’abitato, la Grotta di Sant’Angelo, eremo rupestre di origine altomedievale, fu dimora del discepolo di Celestino V, il Beato Roberto da Salle, fondatore nel 1327 del sottostante monastero, o convento, di Santa Maria della Misericordia, ricostruito nei primi decenni del Settecento. Oggi dell’originario assetto urbano restano tracce nel nucleo del paese vecchio “la ripa” e nella piazza Umberto I.
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