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Il cuore del Comprensorio Sangro Aventino è senza dubbio Lanciano. Un cuore geografico, adagiato com’è fra la Costa dei Trabocchi e la Maiella Orientale, ma non solo. La posizione privilegiata si arricchisce, infatti, di un patrimonio culinario, storico, architettonico e religioso degno di un capoluogo. Dici Lanciano e ti vengono in mente i bocconotti, certo, ma anche un non so che di mistico, sacrale. Ricordi di lezioni nell’ora di religione, stupore nell’ascoltare la storia di un miracolo straordinario. Sì, perché Lanciano è la città del Miracolo: il Miracolo Eucaristico.
Arrivati nella cittadina c’è Corso Trento e Trieste con i suoi portici, i suoi negozi, i suoi bar. Un corso moderno, funzionale, quasi chic. Quando si arriva a Piazza del Plebiscito, però, l’atmosfera cambia. Vuoi perché la piazza di ogni centro, per quanto evoluto, conserva sempre il volto bonario di un paese, con la sua gente indaffarata e i suoi riti quotidiani. Vuoi perché, all’improvviso, al profumo di fiori sui davanzali si mescola un odore di antico, di pietre secolari. Il visitatore, tutto a un tratto, è stretto fra la Basilica cinquecentesca della Madonna del Ponte e il Santuario di San Francesco. Corso alle spalle, sulla sinistra file e file di visitatori, bandierina in testa, si mescolano agli abitanti e si inerpicano lungo via del Tribunale. Lì c’è l’ingresso del Santuario di S. Francesco, la porta del Miracolo. Luogo della fede per antonomasia. Ma la Lanciano religiosa è solo questo? All’Ufficio I.A.T. di Piazza del Plebiscito lo confermano: i pellegrini arrivano di passaggio, soltanto per il Miracolo. Raramente restano più di poche ore. Bisognerebbe trovare un modo per farli soffermare. Come? Sbirciando le cartine turistiche sistemate in giro, non sembra difficile trovare una soluzione. Anzi, piuttosto che fermarsi subito al Santuario viene voglia di proseguire lungo Corso Roma. A dispetto del nome imponente la strada è stretta, ma suggestiva. Inizia un viaggio fra salite e discese. Un percorso religioso-spirituale in cui il Miracolo Eucaristico è la meta finale, non più l’inizio.
Sulla destra, quasi subito, c’è la chiesa di Santa Lucia. Risale al 1250 d.C. Un rosone centrale e la facciata romanica spezzano la fila di case come una sorpresa. Un po’ più su e, questa volta sulla sinistra, appare la chiesa di Santa Chiara. Ex convento di Clarisse, si legge sulla guida, ma la scritta all’ingresso svela anche che la chiesa del XII secolo è la sede dell’arciconfraternita Morte e Orazione. Finalmente si scende. Sulla destra c’è Via Silvio Spaventa. Una strada lunga, ma non troppo. E poi vale la pena percorrerla, visto che sbuca sulle Torri Montanare, fortificazioni cittadine costruite tra l’XI e il XV secolo. Vere e proprie terrazze sulla campagna a valle. Tutto intorno case variopinte e panni stesi ad asciugare. Profumi e colori di una vita semplice, fra fornelli accesi per l’ora di pranzo e un odore di cibo che si spande fra i vicoli, si mescola a quello delle piante e delle pietre. Continuando a camminare rasente alle mura cittadine si arriva a Largo dell’Appello, con la chiesa di Santa Giovina. Pochi passi più in là c’è il Palazzo Arcivescovile. Al secondo piano della struttura, costruita nel Seicento e più volte ristrutturata, c’è il Museo Diocesano, una delle più importanti raccolte d’arte sacra di tutto l’Abruzzo. Da Largo dell’Appello si imbocca Via Garibaldi. Sulla destra svetta il campanile di Santa Maria Maggiore. Un esempio di Gotico Francese fra i migliori in Abruzzo. E’ stata costruita nel 1227 sui ruderi di un tempio pagano. Francesco Petrini, nel Trecento, ha realizzato il rosone e il portale con il Gruppo Scultoreo della Crocifissione. Via Garibaldi incrocia vicoli, scalette e archi. Scorci incantati. Sulla destra, da una di queste viuzze, si intravede la cupola di Santa Maria del Ponte. La strada inizia a scendere, c’è la chiesa di San Nicola di Bari. Portale in pietra, tele e arredi liturgici esposti nel Museo Ipogeo della chiesa. Accanto a San Nicola c’è San Rocco. Si continua a scendere verso il Ponte dell’Ammazzo, il panorama è stupendo sulla valle. Arrivati in Piazza Garibaldi, sulla sinistra alcuni gradini portano a Piazza Plebiscito. Da lì si imbocca Via dei Frentani, in salita. Un piccolo sacrificio ripagato dalla vista della Torre di S. Giovanni o della Ca Delora, del XIV secolo. Poi c’è la il convento di S. Agostino con annessa la Chiesa parrocchiale. Piccola e silenziosa, con un forte profumo d’incenso. Apparteneva al complesso del Monastero degli Agostiniani, costruito tra la metà del XIII secolo e gli inizi del XIV. Accanto c’è la chiesetta di Santa Croce. Edificata nel 1583 e recentemente ristrutturata, conserva un altro miracolo eucaristico della tradizione lancianese. In piazza dei Frentani, poi, si trova la chiesa di S. Biagio, unico monumento religioso di epoca altomedievale conservato fino a oggi. Infilando Via dei Bastioni, ecco di nuovo piazza Plebiscito. È il momento di andare a far visita al Miracolo Eucaristico. Lo custodisce il secondo tabernacolo dell’altare monumentale del Santuario. La meta ideale di questo lungo percorso, però, non è davanti all’ostensorio, dove sfilano innumerevoli pellegrini. È sotto S. Francesco, nell’antica chiesa di S. Legonziano. Era l’VIII secolo dopo Cristo. Nel minuscolo oratorio, ancora oggi illuminato appena, durante la consacrazione dell’Ostia un monaco Basiliano ebbe un dubbio. E fu Miracolo.
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