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Turismo SangroAventino

[La valle dei cuochi]

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La ’Ndorcia

Ceri e ciocciole per propiziare le piogge
Non è una danza tribale, ma una processione propiziatoria per il raccolto in tempi di siccità dei campi. Per chiedere la pioggia, ancora oggi i contadini di Atessa – centro industriale della bassa Valle del Sangro – si recano tre volte in pellegrinaggio a Fara San Martino nel mese di maggio (prima, terza e quarta domenica). Esauditi sempre, a memoria d’uomo, da diversi giorni consecutivi di pioggia. Un cammino di fede che non coinvolge la gente di Fara, ma resta nell’intimo della comunità atessana, devota a San Martino, eremita rifugiatosi ai piedi della Majella. Generosa, la montagna - “madre” per la gente del posto – non intaccò la statua del monaco santo, violentata da una tempesta di vento. Un’antica leggenda narra che la statua di San Martino fu trasportata dal fiume fino ad Atessa, dove fu dapprima venerata nella chiesa principale e poi scomparve. Fu ritrovata a Fara San Martino e lì rimase, dopo il fallimento di ben tre tentativi di riportarla ad Atessa. La devozione per il santo eremita guida ogni anno i contadini alla grotta di Fara San Martino in cui visse in penitenza. Il rituale ha inizio nella chiesa di San Leucio ad Atessa, dove si portano in dono le primizie dei campi e una grande torcia votiva, la’ndorcia, ottenuta legando intorno ad un grosso cero, quattro candele minori. Dopo aver assistito alla messa, i pellegrini della ’Ndorcia si avviano verso la montagna, facendo sosta in alcune chiese lungo il tragitto che risale le valli del Sangro, dell’Aventino e poi del Verde. Nelle chiese entrano ed escono in ginocchio sempre rivolti verso l’altare, perché voltarsi indietro così come guardare la montagna è tabù. Una volta arrivati a Fara San Martino, i pellegrini della ’Ndorcia lasciano due fasci di spighe e due candele nella chiesa di San Pietro e si dirigono verso i resti dell’antico monastero (che sarebbe invece dedicato a San Martino vescovo di Tours) depongono altre due ’ndorce e raccolgono le “ciocciole”, sassolini che spargeranno nei campi per propiziare la pioggia o a scopo terapeutico, in particolare per combattere le coliche addominali.




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