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[La valle dei cuochi]

La Valle dei Cuochi

Immagine:

Jimmy Carter, quando arrivò nell’hotel Cipriani di Venezia, ordinò allo chef villese Giovanni Spaventa spigole al forno con patate. Galeazzo Ciano, prima di uscire dal Ministero degli esteri, telefonava al villese Giovanni Di Lello, alle sue dipendenze nella residenza romana, e gli ordinava piatti semplici, sempre all’italiana. E solo quando riceveva diplomatici, chiedeva pietanze più raffinate di cucina francese. Sono solo due esempi di come Villa Santa Maria, un piccolo paese di 1500 anime, sia un’incredibile miniera per disegnare quasi una cartina del gusto di capi di stato mon-diali e, non solo, ma anche di sportivi e attori. É impossibile fare la conta di tutti gli chef che sono partiti da Villa Santa Maria, il paese addossato alle pendici meridionali del monte Vecchio, sulla sinistra del fiume Sangro, per servire negli hotel più famosi, nelle ambasciate e nelle case degli aristocratici. Né si può chiedere a un villese chi sia stato lo chef più bravo, perché non risponderà mai. E non per invidie o gelosie, ma perché è impossibile stilare una graduatoria. E allora, per mettere ordine nella secolare tradizione e capire le ragioni del perché Villa Santa Maria si è guadagnata l’appellativo di “Patria dei cuochi”, conviene partire dal cuore: la casa natale di san Francesco Caracciolo, che risale al XVI secolo e sorge nel centro del paese. Francesco, nato a Villa nel 1563, era il secondogenito di don Ferrante Caracciolo e di donna Isabella. Guarito da una grave malattia, decise di rinunciare a tutti i suoi beni e titoli nobiliari per consacrarsi totalmente al servizio di Dio. Fondò l’Ordine dei Chierici Regolari Minori, venne beatificato nel 1769 da papa Clemente XIV e canonizzato nel 1807 da papa Pio VII. Poi, è stato papa Giovanni Paolo II a proclamare il santo, nel 1996, Patrono dei cuochi di Italia. Si narra, infatti, che ai tempi di Francesco, i principi fossero soliti organizzare banchetti luculliani servendosi di cuochi del paese. E fu così che, con l’andar del tempo, l’amore per la gastronomia dei villesi iniziò a essere tramandato di generazione in generazione. Attigua al palazzo di San Francesco Caracciolo, su un livello più basso rispetto al piano stradale, c’è anche la chiesa costruita nel seicento come cappella privata dell’omonimo palazzo. E inoltre, un’ulteriore traccia del santo, è visibile nella statua bronzea posta all’esterno del palazzo. Recarsi nella patria dei cuochi, significa anzitutto andare incontro alla storia di tante famiglie che si sono tramandate il mestiere per secoli, ma anche godere delle meraviglie naturalistiche che offre questa zona: il Monte Pallano e il lago di Bomba. Raggiungibile attraverso la super strada, in direzione di Colledimezzo, il monte Pallano domina la valle del fiume Sangro tra i comuni di Bomba e Tornareccio, la città del miele e della produzione di latticini. Nel parco archeologico naturalistico del monte Pallano, sono state rinvenute tracce della presenza umana dal paleolitico al neolitico, al periodo ellenistico-romano. Cinque percorsi di varia difficoltà, permettono una visita anche all’area archeologica, in una perfetta simbiosi tra storia e natura. Il sito offre vari servizi tra cui un’area relax attrezzata con un punto di ristoro, vendita dei prodotti locali e parco giochi per bambini. Si arriva poi al lago di Bomba, un bacino artificiale le cui acque formano un habitat naturale per molte specie di pesci: cavedani, carassi, carpe, anguille e trote. Nel lago, meta di un grande afflusso di visitatori, è infatti possibile praticare la pesca e trovare accoglienza nei centri turistici, villaggi e campeggi che circondano le sponde del lago. Si prosegue, poi, per la patria dei cuochi. Il paesaggio è stato deturpato dalla realizzazione di un imponente viadotto. Tuttavia, conserva il suo fascino con le case serrate l’una all’altra, a ridosso della parete rocciosa. Se il fulcro di Villa Santa Maria è la piazza dedicata al santo, camminando ancora si entra in una delle porte del primo nucleo cittadino e si arriva, così, in piazza San Nicola in cui si affaccia la chiesa di San Nicola di Bari su cui svetta il campanile in pietra. Ma ancora una volta, il filo conduttore di Villa Santa Maria è il suo amore per la gastronomia. Da piazza San Nicola si arriva in via Supportino dove c’è la nuova sede del Museo dei cuochi. Qui, documenti e fotografie, raccontano la grande avventura degli chef villesi, dai Monzù, come erano chiamati i grandi capo-cuochi al servizio delle famiglie nobili che volevano affermare il loro primato sociale, agli chef che hanno conquistato il mondo, fino alla tradizione diventata scuola. E infatti, oggi, i giovani, tra cui anche molte ragazze, si preparano a continuare l’attività dei padri in una delle più antiche scuole alberghiere d’Italia: l’istituto Giovanni Marchitelli, fondato nel 1939, e che oggi ospita oltre 500 alunni. Prima di lasciare Villa Santa Maria, si può raggiungere il santuario di Santa Maria in Basilica, situato nel luogo dove è sorto il primo nucleo di Villa. Al suo interno è conservata una statua molto venerata dai villesi che raffigura la vergine con il bambino sulle ginocchia, ritto in piedi, in legno dipinto. L’arte culinaria di Villa Santa Maria, nota anche per aver dato i natali al musicista Michele Mascitti, ha validi esponenti originari di altri paesi della media valle del Sangro: Roio, Rosello, Borrello, Bomba e Colledimezzo. I villesi, però, non ne parlano con piacere e ci tengono a mantenere saldo il loro primato raccontandolo a voce al turista o facendogli vedere un libro che racconta la loro storia. Le gesta di tante dinastie di villesi, gli Spaventa, gli Stanziani, i De Sanctis, i Falconi e i Di Lello, sono infatti raccontate nel volume “Villa Santa Maria. Storie e memorie dei grandi maestri della ristorazione” (edizione Rocco Carabba), scritto da Nicola Tantimonaco che da 25 anni è docente all’istituto alberghiero.

La rassegna dei cuochi.
Dal 1977, nel secondo fine settimana di ottobre, Villa Santa Maria ospita la festa in di san Francesco Caracciolo e la Rassegna dei cuochi del Sangro con cui si celebrano i sapori di questa terra. Nel corso della cerimonia religiosa, i cuochi provenienti da ogni parte d’ Italia offrono al santo l’olio che manterrà accesa una lampada votiva per tutto l’anno. Dopo i festeggiamenti, gli chef preparano piatti prelibati che vengono poi esposti per essere ammirati e degustati su un lunghissimo buffet durante l’ultima serata della festa. Infatti, nel giorno conclusivo della ricorrenza, si dispiegano imponenti e scenografiche tavole imbandite colme di ogni prelibatezza, che richiamano tanta gente anche da fuori regione. (www.rassegnacuochi.com )




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